Chemo-therapy-induced cardiotoxicity in patients with breast cancer: new perspectives of cardioprotetion.


Cardiotossicità da chemioterapici in pazienti affette da carcinoma della mammella. Nuovi meccanismi di cardioprotezione.

Antonella Iannielli 1, Maria Grazia Delle Donne 1
1 U.O. Cardiologia 1 Universitaria, Dipartimento Cardiotoracico e Vascolare, Pisa

Abstract

L’utilizzo delle antracicline in associazione alle nuove terapie biologiche (trastuzumab) ha migliorato la sopravvivenza nelle pazienti affette da carcinoma della mammella con iperespressione del recettore Her2+. Purtroppo, l’utilizzo di questi farmaci è associato ad un elevato tasso di complicanze cardiovascolari che, secondo dati della letteratura, raggiunge il 27%.
La principale complicanza cardiaca da chemioterapici è la disfunzione ventricolare sinistra subclinica o sintomatica che può verificarsi anche dopo anni dal termine del trattamento chemioterapico. L’ecocardiografia bidimensionale rimane il gold-standard per la diagnosi di cardiotossicità attraverso il monitoraggio non invasivo della frazione di eiezione ventricolare sinistra. Tuttavia, recenti studi dimostrano come l’alterazione degli indici di deformazione miocardica come il global longitudinal strain valutato mediante l’ecocardiografia bidimensionale con il 2d-speckle tracking e dei biomarkers come la troponina I, siano entrambi essenziali per la diagnosi precoce di cardiotossicità e del danno cardiaco subclinico. I risultati di tali studi confermano il ruolo predittivo del global longitudinal strain e della troponina nei confronti della cardiotossicità . Nel campo della cardio-oncologia, oltre alla diagnosi precoce, riveste un’importanza fondamentale la prevenzione della cardiotossicità, dal momento che l’istituzione della terapia appropriata in pazienti con disfunzione cardiaca subclinica o sintomatica non permette sempre la restitutio ad integrum.

Parole chiave: Chemioterapia, Cardiotossicità da chemioterapici, Disfunzione ventricolare sinistra, Imaging cardiaco.

Abstract

The use of anthracyclines in combination with new biological therapies (trastuzumab) has led to an increase of survival in breast cancer patients with Her2+ receptor overexpression. Unfortunately, the use of these drugs is associated with an high rate of cardiovascular complications that, according to the literature data, reaches 27%.
The main complication of cardiac toxicity from chemotherapy is the subclinical or symptomatic left ventricular dysfunction that can occur even many years after the end of chemotherapy. Two-dimensional echocardiography remains the gold-standard for diagnosing cardiotoxicity through noninvasive monitoring of left ventricular ejection fraction. However, recent studies show that the alteration of myocardial deformation indices such as global longitudinal strain evaluated by two-dimensional echocardiography with 2D-speckle tracking and biomarkers such as troponin I, are both essential for the early detection of cardiotoxicity and subclinical cardiac damage. The results of these studies confirm the predictive role of the global longitudinal strain and troponin for cardiotoxicity. In the field of cardioncology, the prevention of cardiotoxicity plays a fundamental role, because even the institution of an appropriate therapy against subclinical or symptomatic dysfunction not always permits a complete functional recovery.

Key words: Chemotherapy, Cardiac toxicity from chemotherapy, Left ventricular dysfunction, Cardiac imaging.


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